Natale 2019. “Siete tutti figli miei e siete i miei figli migliori”.

Il Natale è la vita che una madre dà al proprio figlio.

Ogni Natale può essere un’occasione per scoprire o rivalutare la nostra parte migliore che in quanto tale ha in sé una scintilla divina.

In occasione del Natale 2019 il coro Altreterre condivide con tutti i propri sostenitori questa testimonianza letta durante  l’incontro “Trento for Syria”, che si è tenuto  il 20 dicembre scorso, organizzato dall’ Associazione Germogli.

A Tel Abbas con la Colomba
Così cominciò la nostra vita a Tel Abbas, nel nord del Libano, a quattro chilometri dal confine con la Siria, nel campo di Abu Khodar.
Vivevamo tutti insieme nella stessa tenda. Faceva freddo. Non avevamo corrente e non avevamo neppure una stufa a gasolio.
Nel campo vicino alle nostre tende potevamo coltivare qualche verdura: zucchine, melanzane, pomodori, insalata. Le zucche crescevano grandi anche se non avevamo molta acqua.
Io cucinavo per tutti.
Molte volte l’esercito libanese, anche di notte, entrava nelle nostre tende. Puntavano i fucili contro di noi. Urlavano.
Anche la popolazione di quella regione voleva che ce ne andassimo da lì. Non tutti: alcuni sono stati gentili con noi, ma quando hai paura vedi il pericolo in ogni persona che ti passa accanto.
Un giorno abbiamo trovato un messaggio. C’era scritto così: «Bruceremo le vostre tende e bruceremo i vostri bambini». E seguivano tutti i loro nomi.
Ci sentivamo in trappola. In un Paese che non ci voleva, senza poter tornare in Siria. Con la paura nel cuore.
Poi vennero gli italiani. Li vedevo spesso camminare sulla strada che passava davanti al nostro piccolo campo. La mattina andavano in su, la sera scendevano in giù. Vivevano in un piccolo garage a Tel Abbas.
Li invitavo a bere il caffè o il tè nella mia tenda e loro accettavano sempre. Con loro mi sentivo un po’ come quando, a Homs, avevo il mio tavolino sul marciapiede.
Abbiamo raccontato loro di quello che faceva l’esercito quando veniva di notte e delle minacce che avevamo ricevuto. Abbiamo chiesto loro dormire nel nostro campo perché avevamo paura.
Fu così che Giovanni, Corrado e Agnese misero una piccola tenda vicino alla nostra. Da quella sera abbiamo ricominciato a dormire.
Abbiamo conosciuto così i volontari di Operazione Colomba. Mai avremmo creduto che qualcuno potesse accettare di vivere insieme a noi in quelle condizioni.
Nessuno dovrebbe vivere come abbiamo vissuto noi: scoprire invece che qualcuno era disponibile a condividere quella situazione estrema ci ha dato forza e speranza.
La paura non se ne è andata dai nostri cuori, ma non eravamo più soli. Abbiamo riso e pianto insieme.
Se mi chiedi chi sono le «colombe» per me, non ho una risposta. Non posso descrivere quello che ho nel cuore quando penso a queste persone. Se chiedi ai miei figli e alle loro mogli, se chiedi alle mie figlie e ai loro mariti, nessuno di loro ti potrà rispondere a questa domanda.
Perché è troppo grande l’amore per loro. Abu Toni, Maria, Corrado, Agnese, Marta, Gennaro, Abu Ric: siete tutti figli miei e siete i miei figli migliori.